Under 8 chiude la stagione a Gubbio

Ci sono fatti, avvenimenti, storie, ma anche emozioni e sensazioni, difficili da raccontare anche per il cronista più esperto. Figuriamoci per un dilettante. Muri invalicabili per la penna, e il foglio di carta sembra diventare improvvisamente una salita. E serve a poco arrovellarsi cercando di pescare dentro di sé quanto si è visto e udito.
D’altronde probabilmente a poco basterebbe anche far passare le immagini rubate ai campi da gioco per avere un quadro preciso di quello cui da inconsapevoli spettatori abbiamo assistito.
E questo non solo domenica 4 giugno a Gubbio.

La deliziosa cittadina umbra è stato solo un capitolo, l’ultimo, di una stagione irripetibile. Che è riuscita a segnare gli animi di giocatori, allenatori e accompagnatori.
Un percorso iniziato forse da qualche anno che oggi ha conosciuto una tappa fondamentale che però guarda già avanti.

Leonardo, allenatore: ” Già dall’inizio di quest’anno noi allenatori conoscevamo le grandi potenzialità della squadra ma anche i pochi punti deboli e quindi fin dall’inizio abbiamo cercato di lavorare il meglio possibile.
Personalmente sono molto soddisfatto del percorso che hanno fatto i nostri ragazzi in quest’anno sportivo dato che ognuno di loro, dal primo all’ultimo, è migliorato sia tecnicamente sia a livello di comportamento. Ringrazio i “colleghi”, che fin dall’inizio mi hanno aiutato a lavorare bene e a migliorarmi giorno dopo giorno. Questo per me è stato il primo anno intero dedicato ad allenare questi splendidi rugbysti, che mi hanno regalato numerose gioie e soddisfazioni e spero con tutto me stesso che l’anno prossimo sia anche meglio.”

L’anno prossimo… già… Avanti… Andare Avanti. Questa è l’essenza stessa del rugby.
Guadagnare metri, centimetri, portando avanti la palla. Passo dopo passo, stringendo a sé l’ovale o passandolo al compagno di gioco, rigorosamente all’indietro per poter portare le proprie gambe e le proprie braccia anche solo di pochi millimetri oltre il proprio avversario. Sapendo che non sei solo ma che oltre a te ci sono i tuoi compagni. Tutti i tuoi compagni, anche quelli che non giocano.
Capita allora che vai ad affrontare un torneo, in un posto sospeso tra le colline e il cielo. Accanto a quello che resta di un teatro romano che sembra quasi di essere a casa.
E capita di essere in tanti. Perché il bello di essere una squadra è che di fratelli ne hai parecchi e non solo quelli che oggi sono proprio lì accanto a te con i piedi affondati nell’erba.
Sono anche quelli che oggi hanno la maglietta verde o bianca e sotto la tua stessa bandiera giocano nel girone accanto al tuo.
E allora ogni partita che affronti la giochi pure per loro. Che il tuo avversario sia il Perugia, o il Reno, o l’Ospitaletto o il Terni in semifinale, accanto a te non ci sono 5 ragazzini, ma quindici o venti. Anche quelli che sono rimasti a Roma.

Eleonora, allenatrice: “Il rugby è un gioco di passione e la passione cresce e si rafforza se è un gruppo che la porta avanti. È ripetitivo ricordare che sostenere, avanzare e continuare sono i principi di questo sport, ma proprio grazie a questi principi si arriva a essere squadra, una squadra vincente.
E questi nostri piccoli campioni in un anno ricco di mete, di confronti, anche di sconfitte, sono cresciuti e sono arrivati vincitori come una vera squadra.”

Sei di nuovo in finale. Come una settimana fa. Ma con una consapevolezza nuova. Comunque vada avrai fatto la storia. Non quella con la S maiuscola ma la tua e quella dei ragazzini che giocano con te. Tante piccole storie che ti hanno fatto crescere molto più dei tuoi 7 o 8 anni. Forse anche troppo. Perché tu vuoi solo giocare e divertirti ed il rischio che corri è grosso: a volte le aspettative sono più pesanti della leggerezza con cui pretendi di giocare.

Giacomo, allenatore: “Per i bambini non c’è distinzione tra agonismo e divertimento, e questa è una delle cose più belle del rugby e dello sport in generale a quest’età. Se sono motivati e hanno da noi una piccola spintarella per far crescere quella sana aggressività che durante la partita serve, allora ci mettono davvero il cuore in quei 10 minuti. Spesso ho visto metterci più grinta da loro che da giocatori adulti. Anche se nel cervello non hanno sviluppati e radicati concetti come il sostegno, certe cose le fanno spontaneamente. A noi piace pensare che prima della finale li avessimo caricati e motivati come dei leoni ma in realtà credo che loro avessero capito benissimo l’ importanza di quel momento e che tutta quella grinta che hanno tirato fuori per tutto il torneo ce l’avessero dentro già da soli perché noi li guardiamo negli occhi conoscendoli bene, ormai. Prima della partita finale non c’era né paura degli avversari né timore di perdere, ma solo voglia di andare a giocare a rugby e di dimostrare di essere i più forti: avremmo vinto anche contro gli All Blacks quel giorno.”

Fa caldo al centro del campo. È un caldo che conosciamo. Io e i miei fratelli oggi giochiamo con la maglietta bianca. La preferisco. Si vedono le macchie della terra quando mi hanno fatto cadere. C’è anche l’impronta di uno scarpino quando quel bambino alto ha provato a salirmi sopra. Ma non è passato. L’Arnold è una bella squadra. Gioca in maniera simile alla nostra. Ma oggi abbiamo promesso a Matteo e agli altri allenatori che vinceremo il torneo. Ci ha portato fino a qui e sembra uno di noi. Soprattutto quando si inginocchia per essere alla nostra altezza e si stringe nel cerchio insieme a noi. E allora vado a strappare la palla al numero 36 e la incollo al petto fino a che non arriverà Riccardo o Flavio o Daniele pronto a prenderla al volo e ad andare avanti. E mentre mi rialzerò, Lollo correrà accanto a me, così come Lorenzone ed Edoardo. Andremo a portare il sostegno ad Alessandro e a Federico. E se l’avversario recupererà la palla, da qui non faremo passare nessuno, stavolta. Ce lo siamo detti. Sottovoce, uno accanto all’altro. Con poche parole e uno sguardo solo. Una, due… tre mete. Un occhio alla palla e uno alla panchina. Puntiamo l’avversario dando tutto quello che abbiamo dentro. Nelle orecchie i nostri fratelli ci incitano. Ci danno la forza per correre e placcare sotto questo sole, sotto questo cielo che non fai in tempo a vedere quando sei sommerso dal peso degli altri giocatori. Lo stesso cielo verso il quale alziamo le braccia quando sentiamo l’arbitro fischiare la fine. Ed è la festa che abbiamo rimandato da un po’ di tempo. Sono gli abbracci di tutti verso tutti. E l’emozione che vediamo negli allenatori. Sono quasi commossi ma si trattengono. È solo un piccolo passo questo nel nostro “andare avanti”. Ma quanto è bello averlo compiuto…

Ancora Eleonora: Noi allenatori abbiamo visto la loro gioia, la soddisfazione dei loro sorrisi e la perfezione del loro sostegno. Loro non hanno vinto la coppa, hanno vinto la gioia di abbracciarsi a fine partita, di correre sotto gli spalti, la gioia di essere sostenuti da chi non era in campo e ha tifato per loro come se stessero correndo insieme, e in realtà hanno corso insieme, a Gubbio e per un anno intero. Sono diventati una squadra vincente, che si sostiene in campo e dalla panchina. In questo torneo abbiamo portato due squadre… in realtà era una, hanno imparato a darsi dei feedback da soli… questo è il rugby! E questa è la nostra U8!
Noi quattro allenatori abbiamo fatto squadra con passione ed entusiasmo e loro hanno fatto altrettanto, questa è la vittoria più grande.

Matteo, allenatore: ” Vincere è sempre bello e gratificante però penso che il modo in cui si vince fa la differenza. La vittoria di domenica scorsa al torneo di Gubbio è stato solo il punto finale di un percorso di vittorie. La prima vittoria sicuramente è aver potuto lavorare con un gruppo di 30 e più bambini che ci ha permesso spesso e volentieri di portare ben 3 squadre a giocare la domenica. Abbiamo affrontato un anno veramente ricco e intenso di appuntamenti facendo sì che i nostri ragazzi si confrontassero con realtà di alto livello. Spesso però le vittorie più belle sono state delle sconfitte che ci hanno permesso poi di crescere e far sì che fossimo noi i vincitori e non i vinti. Vedi per esempio la partita giocata a prato con il Gispi dove abbiamo perso, o con lo stesso Fiumicino al torneo Brucato o col Milano a Prato. Tutte queste situazioni hanno fatto sì che i ragazzi fossero pronti ad esperienze di livello, sia mentalmente che a livello di gioco.
Altra vittoria veramente gratificante per noi allenatori/educatori è stato il gruppo che si è venuto a creare tra i ragazzi stessi. Sono diventati dei veri e propri amici sia fuori che dentro il campo e questa è veramente una bella vittoria che si porteranno dietro nella loro vita.
È stato veramente un anno di vittorie, da settembre a giugno, al di là dei risultati, ma un anno dove il lavoro costante e impostato in una certa maniera fa sì che ogni domenica e ogni allenamento si riesca a tirar fuori una piccola vittoria da ogni singolo individuo.
Siamo stati veramente un team di allenatori affiatati e soprattutto coinvolti ogni volta per far sì di migliorare i ragazzi. Quindi grazie ad Eleonora Giacomo Leonardo e anche Tommaso che hanno contributo a questo anno di vittorie. ”

Matteo, Riccardo, Lorenzo, Daniele, Flavio, Lorenzo, Alessandro, Edoardo, Federico… ma anche Gabriele, Ludovico, Francesco, Emanuele, Francesco, Gabriele, Simone, Greta, Tommaso, Christian, Alessio…. e ancora Mattia, Midana, Flavio, Leonardo, Matteo, Francesco, Robert, Luca Xuan, Francesco, Luca, Jacopo, Cristian…

Siamo l’under 8 del Villa Pamphili Rugby.
Siamo una famiglia.
Siamo fratelli.

GT

       

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